San Piero e dintorni ...Sicilia
8 settembre 2006. L’estate se ne è andata. Anche in Sicilia e anche a San Piero. In paese San Biagio con la festa apre le porte all’autunno. Anche se certamente ci saranno molte belle giornate e ottobre è un mese splendido e almeno fino ai Morti non ci si copre (di giorno). Qui in Brianza, dove l’estate è calda ma l’autunno corre più in fretta, l’inverno non è lontano. Se potessimo torneremmo al mare, ma per tanti motivi non possiamo. Intanto affiorano nella memoria momenti del viaggio recente, che invitano a spulciare negli appunti che ho segnato su un minuscolo taccuino. Appunti: sono brevissime annotazioni di un viaggio, niente a che vedere con antiche usanze, e non solo per il loro formato, diventato in fretta digitale. Gli appunti vergati a volo questa estate servono per richiamare alla mente qualcosa delle considerazioni che abbiamo fatto qui e là in Sicilia, andando in giro, su quello che ci è capitato di ascoltare dagli amici e di vedere con i nostri occhi, ma non solo. Occhi di famiglia, siciliani e brianzoli.
Da San Piero, immerso nella verdissima vallata del Timeto, che poco ha dei paesaggi siciliani, al resto dell'isola. Gli appunti come occasione per parlare della Sicilia e dei siciliani. Ma forse non servivano quelle annotazioni, perché chi come me ci è nato e vissuto a lungo la conosce bene l'Isola, e chi, per scelta o per necessità, è andato a vivere altrove ha ormai mille occasioni quotidiane per parlarne, dalla lettura dei giornali siciliani ai libri ai media più comuni, che riportano verità più o meno tali. Internet poi, a usarlo bene, ci consente di convivere insieme con le molte anime siciliane; è come andare in piazza o passeggiare lungo il corso principale alle sei del pomeriggio di un giorno di festa. Incontri tutti quanti e puoi venire a conoscenza di qualunque notizia, vera o falsa che sia, o mezza vera e mezza falsa, come capita spesso.
La Sicilia dei miei appunti, con i suoi pregi e i suoi difetti di sempre, anzi con le sue bellezze e i suoi difetti. Potevo anche risparmiare la fatica di scrivere. Rileggendoli mi restituiscono in fondo considerazioni prive di originalità. Più amare però, perché ogni volta viene anche a me la tentazione di tornare all'assunto gattopardiano che nulla cambia nella Sicilia che si trasforma. Ma il cliché non sempre funziona. Probabilmente non è così, e allora mi accontento della consumata riflessione che da (troppo) tempo si accompagna a ogni luogo del Meridione: la lettura della realtà va fatta in chiaroscuro. È vero, ci sono anche le buone impressioni. Ma i difetti visti da lontano sembrano anche più grandi e le bellezze conducono alla malinconia.
La Sicilia dei miei appunti, con i suoi pregi e i suoi difetti di sempre, anzi con le sue bellezze e i suoi difetti. Potevo anche risparmiare la fatica di scrivere. Rileggendoli mi restituiscono in fondo considerazioni prive di originalità. Più amare però, perché ogni volta viene anche a me la tentazione di tornare all'assunto gattopardiano che nulla cambia nella Sicilia che si trasforma. Ma il cliché non sempre funziona. Probabilmente non è così, e allora mi accontento della consumata riflessione che da (troppo) tempo si accompagna a ogni luogo del Meridione: la lettura della realtà va fatta in chiaroscuro. È vero, ci sono anche le buone impressioni. Ma i difetti visti da lontano sembrano anche più grandi e le bellezze conducono alla malinconia.
Vista dalla Brianza la Sicilia in cui periodicamente ci reimmergiamo ci fa rabbia. Per non parlare della Sicilia che ci raccontano le interviste di Cuffaro e le inchieste che provano a investigare a fondo vicende che tutti già conoscono. La notizia - una decina di giorni fa su tutti i media - che a Palermo "c'è anche chi viene pagato per contare, ogni giorno, i tombini di una città. E c'è chi prende lo stipendio per controllare, ogni giorno, quanti sono quei loro colleghi che contano i tombini" non ci stupisce per niente. Ci irritano di più le "novità" che ci sentiamo raccontare dagli amici ogni volta che torniamo giù. Come se non fossimo vaccinati abbastanza! E' l'amore per questa terra, e la pena per il suo "destino", che genera il fastidio che ci prende ogni volta che ci raccontano di quel tipo che conoscevamo tutti, che faceva fatica a gestire se stesso, e che ora governa miliardi e destini in quel posto di tale responsabilità in cui mai, se dipendesse dalle sue capacità, penseresti di trovarlo. E peggio ancora sono quelle dal sottobosco che sempre prospera a livelli alti e poi giù, giù, fino all'usciere dell'ultimo sindaco dell'ultimo comune dell'isola.
Ci irritano in verità non solo le novità, ma anche le conferme. Come il fatto di scoprire ogni volta che torniamo in Sicilia qualcuno dei mille rivoli in cui si perde il fiume enorme di denaro. O sapere che funziona come sempre: "erano altre le cose che ci servivano ma i soldi ce li hanno dato per quest'altra cosa e allora ne abbiamo approfittato". Sempre uguali queste confidenze!
Certo, non ovunque e non sempre è così. La Sicilia non è solo questo. Ma, come altrove del resto, tiene duro grazie a quegli uomini di buona volontà che reggono il presente e tengono viva la speranza. E' che da quando mi ricordo è sempre stato così. Ogni primavera sembrava quella buona, ma poi prevaleva il peso dell'ignavia e del cinismo dei più: chi si metteva in coda alle elezioni, chi prendeva altre strade, chi partiva per andare lontano e chi ci rimetteva anche la vita.
Cattivi pensieri quelli che vengono ogni volta che torni e vai in giro. Forse ha ragione quel tale di cui mi raccontava un'amica: quando in qualità di funzionario di Roma-Stato aveva chiesto al funzionario di Palermo-Regione il come e il perché solo dall'Isola dovesse venire lo stravolgimento di tempi, regole e modi di relazionarsi rispetto al resto d'Italia, si era sentita rispondere più volte "ma qui siamo in Sicilia!". Poi, alla sua obiezione di essere anch'essa siciliana e di non comportarsi affatto allo stesso modo, il funzionario di Palermo-Regione le aveva risposto con una considerazione, assai diffusa, che non si poteva mettere in dubbio: i siciliani che se ne vanno fuori sono un'altra cosa!
Non siamo più siciliani doc verrebbe da dire. E certo capitava spesso che fossimo "atipici" anche quando in Sicilia ci vivevamo. E della sicilianità, se esiste e non è un prodotto dei letterati, portiamo però ancora il tratto della fermezza delle nostre convinzioni. È per questo che non sopportiamo i confronti e quando torniamo in Sicilia non possiamo non lamentarci. Purtroppo però le occasioni e i motivi non mancano davvero e qualche volta diventano appunti.
Ora che abbiamo annoiato abbastanza i navigatori con questa lunga, e un po' confusa, introduzione, nella quale ognuno avrà potuto comprendere quale è lo spirito che anima questa sezione, passiamo alla concretezza che le parole sul taccuino suggeriscono. Qui si riporteranno impressioni che si possono avere viaggiando in Sicilia. Nei luoghi veri e a cominciare da un viaggio reale, nell'estate di questo 2006. Ma non mancheranno più avanti quelle annotazioni che possono essere suggerite anche dai viaggi virtuali. Non hanno la pretesa di essere analisi serie né tanto meno giudizi compiuti. Sono solo delle note, chiose brevissime, commenti veloci, su aspetti importanti ma anche su aspetti in apparenza minuscoli, e con qualche frivolezza. Che a volte potrebbero suggerire ragionamenti più seri ai nostri visitatori. A cominciare da quelli che dovrebbero essere i più diretti interessati.
Agosto 2006
Per arrivare a San Piero
Catania. Bella impressione quella del centro città. Erano tanti anni che volevo tornarci. Anzi andarci, perché c'ero stato diverse volte da ragazzo e da giovane, ma in gita scolastica e poi sempre in qualche posto per fare qualcosa che andava fatto in fretta, senza avere mai il tempo di potere osservare con calma alcunché. Veramente notevole il centro monumentale: coinvolgente la pescheria, pregevoli i monumenti e le testimonianze, avvolgente il Barocco tutto intorno, suggestiva l'atmosfera nobile. Anche la sensazione di caos di una volta mi pare limitato a quella fisiologica che può appartenere a ogni grande città. Con una gran pecca però a Villa Bellini, a fine giornata (e che per questo lascia un po' di amaro in bocca). Villa Bellini, che è il salotto verde della città, era il luogo in cui ci portavano sempre quando eravamo in gita scolastica da quelle parti, alle medie o da liceali. Villa Bellini, che è un incanto di essenze e che con le teorie di erme dei catanesi illustri rende onore alla Catania della storia e della cultura, certamente grande. Ora però, non solo la maggior parte di quelle erme sono deturpate da scritte e offese di ogni genere, che non mancano anche altrove nel Giardino, ma i volti dei più grandi, che nelle intenzioni dei loro scultori dovevano certo farcene percepire la grandezza, sono comici, o se volete tragici, mancando in gran parte del naso. La cosa, che certo non va a onore di Catania e dei catanesi, si commenta da sola, ma se ci si ferma un poco nel passeggio lungo i vialetti, si percepiscono chiaramente anche i commenti dei numerosi turisti, unanimi nella deprecazione, allibiti per come la città tratta i suoi figli più grandi.
Sant'Agata di Militello. Mi interessa visitare il Museo etnoantropologico dei Nebrodi, il primo del genere in zona e di cui ho notizia da molti anni, e ci andiamo in un caldo pomeriggio all'inizio di agosto. Sul sito del Parco dei Nebrodi - peraltro molto interessante e ben fatto - trovo che è aperto il pomeriggio, si trova sul lungomare, in via Cosenz, e che l'ingresso è pure gratuito. Tutto semplice, considerato peraltro che trascinarsi due figlioli in un museo etno-antropologico è già un successo. Sembra semplice! Perché dove dovrebbe esserci il museo c'è solo una targa e porte chiuse. A quest'ora dovrebbe essere aperto ma non c'è nessun'altra informazione. Alcune persone entrano ed escono da un altro accesso allo stabile che dovrebbe ospitare il Museo e si danno un gran da fare lì davanti per qualche spettacolo che deve esserci la sera, ma a chiedere loro indicazioni rispondono che al primo piano è ospitata la banda cittadina, pare. Tornando sui nostri passi ci avventuriamo a chiedere informazioni a un paio di vigili disinformati. Troviamo poi gli uffici del Parco dei Nebrodi: dentro ci devono essere degli impiegati, ma fuori la porta è chiusa; c'è solo una graziosa targa con il logo, senza l'indicazione di orari, di un telefono cui poter chiedere qualche informazione. Decidiamo di andare in centro e ognuno di quelli che incontriamo ci dice la sua, diversa e inattendibile alla verifica. La pianta della città impressa a fondo rame che troviamo ci conferma che in via Cosenz dovrebbe esserci il Museo. Alla fine, dopo aver buttato il pomeriggio, non resta che consolarci con una granita di limone e rimetterci in macchina verso l'autostrada.
Il Parco dei Nebrodi a Floresta. A parte i santagatesi e il loro museo, l'impressione è che neanche gli uffici del Parco siano molto attenti ai visitatori. Ma occorre dare a Cesare quel che è di Cesare. E se a Mistretta la targa del Parco confonde un po' le idee a Floresta abbiamo trovato l'ufficio sempre aperto, la signora che lo gestisce veramente gentile ed efficiente. Ci siamo tornati più volte e ci ha pure offerto il caffè. Abbiamo potuto acquistare diverse pubblicazioni, magliette e cappellini. E nell'ufficio di Alcara Li Fusi abbiamo trovato una persona che mostrava tutto l'entusiamo possibile del suo lavoro mentre spiegava i vari habitat del Parco.
Ucria. Il sito ufficiale del Comune autodefinisce Ucria Città dei musei e nella home page si clicca subito sull'area Poli Museali. L'interesse insoddisfatto di Sant'Agata potrebbe trovare migliore soddisfazione nel Museo Etnostorico dei Nebrodi e quindi ci andiamo. Fortunatamente gli orari nel paesino montano sono rispettati più che nella cittadina a mare e il museo è aperto. Il museo è all'entrata del paese ed è intitolato ad "A. Gullotti", notabile democristiano degli anni più democristiani, che è stato vicesegretario e ministro e che poteva contare su larghe clientele da queste parti, a cominciare dal mio paese. La raccolta di beni demoetnoantropologici è interessante, anche se allestimento, didascalie e spazi espositivi sono veramente minimali. Quelli che dovrebbero essere poi gli altri Poli Museali sono ospitati in alcune stanze. Il Museo della cartapesta "Giampistone" ospita, senza informazioni, molte maschere etniche, copie in cartapesta appunto, realizzate dal "maestro", ma della cartapesta, che è materiale quasi sconosciuto nella tradizione nebroidea, non dice niente. Il Museo Tipologico delle Arti Tradizionali in Sicilia sconcerta per la quantità, scarsa, di "etnoreperti" sul tema. Il Museo Pedagogico dell'Arte e della Creatività Giovanile "raccoglie opere di studenti dell'ultimo anno di corso delle Accademie e delle Università di Belle Arti internazionali che hanno aderito alle varie edizioni della Biennale loro dedicata, promossa dall'Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche"!. Va bene l'enfasi che ogni borgo d'Italia pone sulle cose sue, ma la Città dei Musei delude non poco le aspettative, e proprio sui musei. Assai più interessanti le chiese e alla fine la cosa che ci è piaciuta di più sono i resti di Santa Maria della Scala, attigui alla Chiesa del SS. Rosario.
Pessima abitudine 1. Pessima abitudine in giro. Che permane nonostante il passare degli anni. È quella di fare la cresta sui prezzi a seconda della cadenza nel parlare. Mio figlio, che non può certo sostituire il suo accento brianzolo con altre cadenze, si arrabbia moltissimo per la cresta su arancini e gelati. Mia moglie con gli anni ha imparato come si fa e a me, quando riprendo l'accento del posto, fanno lo sconto. Certo, ho sempre la faccia del turista di ritorno, e quindi il prezzo è quello che si propone a chi non ripassa. Comunque questa abitudine è una delle più antipatiche, soprattutto quando al mutare di accento scatta il doppio prezzo. Si può solo prendere nota e se capita di tornare sul posto si va da un'altra parte. Magra consolazione il fatto che cose simili succedono anche in altre parti della Penisola.
Pessima abitudine 2. Parente della pessima abitudine precedente è quella, ancora in uso da queste parti presso troppi ristoratori, di non fornire una carta dei prezzi, non solo all'ingresso ma neanche a tavola. In troppi posti il costo del pasto si viene a sapere solo alla fine. Se in alcune tipologie di esercizi, come nelle c.d. "baracche" di cui è disseminata la dorsale dei Nebrodi (vedi anche la pagina sulla gastronomia dei Nebrodi) in genere non si paga molto rispetto alle abitudini cittadine, in altri locali la sorpresa può essere consistente e la cosa non è gradita per niente da parte di chi non è abituato a sedersi al buio. Soprattutto se poi scattano i prezzi "turistici" come sopra. L'idea di guadagnare subito il più possibile rende nei ristoranti ancor meno che negli altri esercizi, non solo perché nel posto dove si viene trattati correttamente si torna ma anche perché funziona spesso un efficace passaparola.
Cartelli. Troppi posti sono pieni di cartelli che servono solo a deturpare il paesaggio o ciò che resta di esso. Per molti di questi cartelli si sa già prima di metterli che nessuno li rispetta e li rispetterà, neppure se un vigile dovesse presidiare il posto 24 ore su 24. È una questione di mentalità. Direte di scarso senso civico. Se preferite, possiamo pensare che qui nessuno crede che la civile convivenza dipende da ognuno di noi. Vada comunque per i cartelli necessari, utili almeno a qualcuno, ma abbiamo incontrato anche fin troppi cartelli inutili o che sembrano delle prese in giro. Un esempio per tutti: a Mongiove, frequentata frazione balneare del comune di Patti, per raggiungere la bella spiaggia in zona Grotte, la gente del luogo ha sempre parcheggiato in estate lungo l'ampia carreggiata, senza divieti; con il passare del tempo sono comparse le strisce blu dei parcheggi a pagamento, forse per ricavarci qualcosa o per scoraggiare chissacché, e sono stati posti dei cartelli, seminascosti fra gli oleandri, che dovrebbero essere esplicativi. Assomigliano a quelli che ci sono ovunque, tranne per il fatto che tentano di spiegare che si tratta di una limitazione "stagionale". Ma se li leggi non capisci se sei dentro la stagione giusta. Che sia maggio, agosto o il 1° settembre, nessuna indicazione! Ovviamente niente parchimetri, niente informazioni su come fare a pagare, niente controlli. Solo le strisce blu. Tanto a chiedere non ce n'è uno che non vi dica che lì non si paga. Intendiamoci: il parcheggio, in fondo una tassa sui poveri, si paga in troppi posti, e sono ben lieto di non pagare. Ma un cartello che non dice niente era necessario metterlo?
Divieti. A proposito di divieti che nessuno rispetta: Amministratori di molti comuni della costa, per favore togliete tutti quei cartelli con il divieto di campeggio sulle spiagge, variamente colorati e magari con scritte multilingue. Tanto si può essere invasi senza problemi da colonie di campeggiatori che giorno e notte sulla spiaggia ci fanno di tutto senza che nessuno dica niente o si veda un vigile in giro.
Castroreale. Ci ha dato una buona impressione. C'ero stato tanti anni fa e ci sono tornato quest'estate, in occasione della festa del "Signuri longu". A parte la strada per arrivarci, sempre disagevole, a fronte del paesone decadente di un tempo - forse anche per il fatto che allora aveva perso da poco la sua frazione più importante e aveva visto la sua popolazione più che dimezzata - abbiamo trovato un bel paese, ricco di opere d'arte ben valorizzate, pulito, con evidenti i segni della cura con cui deve essere tenuto dai cittadini stessi. Angoli suggestivi e l'emozione di quella chiesa di San Salvatore, in cui provava la banda, da recuperare assolutamente. Castroreale Jazz ha già la sua notorietà. Non sarà stato solo per la festa e per i suggestivi paesaggi che si godono, ma abbiamo avuto la sensazione della Sicilia che ci piace. La signora che avevamo accanto mentre assistevamo alle laboriose operazioni per l'uscita del Cristo dalla Chiesa, in verità non ha perso l'occasione di segnalarci alcuni amministratori, che sarebbero oggi onorevoli e che "si sono mangiati un paese". Non ho ragioni per dubitare delle parole della signora, né di crederle. Se quegli amministratori hanno a che fare qualcosa con la rinascita del paese e ciò che diceva la signora è vero, appartengono certo alla categoria di quelli che "facendo bene al paese fanno bene a sé stessi", o se volete anche viceversa, una categoria che è già più in alto di quella di coloro che "fanno del bene solo a sé stessi", categoria di amministratori molto ampia da queste parti. Per San Marco d'Alunzio vale lo stesso giudizio che per Castroreale. Anche la loro storia amministrava è simile. Non esagerano e non esageriamo nella definizione di città d'arte. Anche Forza d'Agrò ci è piaciuta. Anche se è tenuta meno bene delle altre.
Mistretta. È invece la Sicilia che non ci piace. Anche in questo caso siamo andati a visitarla in occasione di una festa religiosa, quella del patrono San Sebastiano. Malmessa e sporca, veramente sporca. Intendiamoci, la cittadina sarebbe bellissima. Non si offenda nessuno, ma se si trovasse in Umbria o in Toscana o in qualche altra parte d'Italia dove ci tengono a certe cose, la venderebbero come patrimonio dell'Umanità. Nonostante la grande confusione e gli interventi sul tessuto urbanistico del tipo "ognuno faccia quello che vuole" si capisce benissimo che ha un passato importante ed è possibile godere di atmosfere e ambienti di grande suggestione. Ma il tutto in una mescolanza di apatia e disordine, dentro gli ambienti e fuori per la strada. Per potere avere una granita abbiamo dovuto cambiare tre bar, perché nei primi due, nonostante fossimo seduti da oltre un quarto d'ora e ci avessero visti subito, nessuno è venuto a prendere un'ordinazione. La strada per arrivarci è segnata a tratti dalle vicende recenti per ammodernarla: la Sicilia di "quando ci sono dei soldi facciamone un pezzo", e del "ricordiamoci dell'onorevole che ce li ha fatti avere". La città mostra tutti i segni di una emigrazione che non si deve essere mai fermata, ma il Parco è un'opportunità per crescere e cambiare. Se le teste fossero diverse si potrebbe trasformare il disordine in fascino.
Sporcizia. È la cosa che da più fastidio e non si capisce perché occorre perseverare. È la prima cosa che si nota arrivando in un posto, un biglietto da visita su come sono la città e i suoi abitanti. In questo caso la lettura va fatta veramente in chiaroscuro, perché al di là dei giudizi scontati sui meridionali, andando in giro per l'isola si colgono davvero realtà opposte. Come fra Castroreale e Mistretta. Molti i luoghi curati e ben tenuti, molti i luoghi dove sporcizia e incuria dominano. A volte e solo questione di qualche chilometro, di un cartello stradale che indica una località o un'altra. Come per le spiagge, che siano libere o attrezzate non fa differenza. Solo che trovi normali quelle pulite e quelle sporche le ricordi bene. A Oliveri, dove almeno una volta l'anno ci si va, perché il bagno ai "laghetti" è un must del ritorno a casa, l'impressione è stata pessima. Ricordavamo di un parcheggio ordinato e pulito a pagamento, che non è più tale. Sul lungomare, a pochi metri dal gabbiotto dove c'è un ufficio che dà (poche) informazioni, ci fermiamo in un bar sulla spiaggia prima della passeggiata verso Marinello. Basterebbe poco ai proprietari per dare un'impressione diversa: almeno una ramazzata ogni tanto, utile a liberare il pavimento di assi dalla sozzura fatta di tutto. E sarebbe un segnale anche per i vicini di tavolo dall'accento romano. Anche i coatti vanno in ferie, e si appropriano a modo loro degli habitat che più gli si addicono. La sporcizia e il disordine dominano sulla spiaggia, almeno fino al cartello della Riserva. Anche, e soprattutto, davanti a quel ristorantino proprio sul mare di cui parlavano bene e che però non ci invoglia a entrare.
Strade provinciali. In Provincia di Messina le chiamano strade provinciali, come nel resto d'Italia. Ma basta percorrerne una per farsi un'idea di cos'è una strada così classificata per l'Amministrazione Provinciale. Se poi se ne percorrono diverse si ha senz'altro la conferma. Con qualche eccezione, legata a qualche criterio che sfugge alla mente, da queste parti molte strade che conducono dalla costa alle sommità dei Nebrodi o che collegano i centri collinari fra di loro sono a prova di rally, lasciate all'incuria e disseminate di buche. Senza conoscerle bene si percorrono a rischio della propria incolumità. Per lunghi chilometri la carreggiata è ridotta al minimo dalle sterpaglie. Qui da decenni, a parte i paletti contachilometri che ricordano in modo ossessivo che si tratta di strade provinciali, nessuno mette mano se non per coprire le buche e piccoli tratti malridotti. E non si tratta di strade che nessuno frequenta, anzi. Se qualche amministratore o tecnico della Provincia ha dei dubbi può provare a percorrere alcune di queste provinciali, citate solo a titolo di esempio: quella che da Patti porta alla SS 116 passando per Librizzi e San Piero Patti, quella che da Patti porta a Montalbano passando per Moreri, quella che da San Piero Patti porta a Raccuja, o quella che da Raccuja porta a Ucria, ecc., ecc. E purtroppo è lo stesso in altre zone della provincia di Messina.
La stagione si allunga. Ed è una buona cosa. Ancora pochi anni fa passato il 20 di agosto le spiagge e gli alberghi si svuotavano. Fa piacere vedere invece che arrivando a settembre in giro c'è ancora gente per turismo. Allora non è forse il caso di continuare a concentrare tutte le feste, le man ifestazioni, gli spettacoli, nelle prime tre settimane di agosto e lasciare a dopo solo le briciole. Lo stesso dovrebbero valere per i servizi, nei paesi, sulla costa, in spiaggia. Dare la sensazione che si è pronti ad accogliere sempre è il modo migliore per invogliare a restare e a scegliere periodi alternativi, come giugno e il bellissimo settembre.
Le sagre. Per l'organizzazione e gli orari rinviamo alla sezione sulla cucina e sui sapori dei Nebrodi.
Polenta. Curiosità, ma non troppo. Sarà pure una cosa insolita per molti del Nord, ma dovrebbe essere noto che la polenta non è un'esclusiva padana. Del resto nei miei ricordi gastronomici familiari c'è la polenta, che non amavo ma che i miei preparavano in inverno con una certa regolarità, seppure nella variante morbida, tipo veneta. Abbiamo trovato in quel di Sant'Angelo di Brolo una Sagra del granoturco e gigantesche pannocchie di granoturco di montagna si vendono regolarmente nei mercati e nelle fiere di diversi paesi etnei. Infine vi offriamo il documento che certifica ciò che qui si afferma: festa dell'Etna a Linguaglossa, a fine agosto, e come si vede dalla foto il piatto forte è la … Polentata.