Piazza Vittorio Veneto
All'attento visitatore come all'automobilista frettoloso che salgono dalla via S. Martino si presenta uno splendido scenario architettonico, un ambiente d'altri tempi e pur vivo e pulsante: si apre la magnifica visuale di Piazza Vittorio Veneto, il "cuore di Meda". In salita, in uno slargo informe più che irregolare, e forse per questo ancor più suggestiva, pavimentata con la classica "rizada", la piazza è uno degli scenari più belli di tutta la Brianza e di quella milanese in particolare.
Arrivando, a destra domina il prospetto di Palazzo Carpegna e a sinistra quello del Santuario del Santo Crocifisso, ingentilito da un elegante campanile, e mentre alle spalle ci si avvede del Monumento Ossario ai Caduti Medesi, il fondale di questo scenario è dato dal complesso della Villa Antona Traversi, che offre alla vista soprattutto la bella facciata della Chiesa di San Vittore che del complesso è parte integrante.
La villa neoclassica è il risultato del riadattamento a laiche funzioni che il Pollack fece all’inizio dell’Ottocento del soppresso Monastero delle Monache di Meda, importante cenobio dalla storia millenaria, attorno al quale nacque e si sviluppò il borgo. L'edificio, tuttora abitato dalla nobile famiglia proprietaria del complesso, conserva affreschi del Fiammenghino, ambienti d'epoca e di gusto neoclassico, una preziosissima documentazione sulla vita e le vicende del monastero a partire dal IX° secolo e interessanti raccolte private. La Chiesa di San Vittore, che domina la piazza, è quella del soppresso Monastero, sorta vicino al sito di un'altra, che si faceva risalire all'incirca al X° secolo. Vuole infatti la tradizione alto medievale che due fratelli della nobile famiglia milanese dei Corio, Aimo e Vermondo, assaliti da cinghiali mentre erano a caccia nelle selve che ricoprivano un tempo le prime colline brianzole, si erano dovuti rifugiare sugli alberi e avevano fatto voto di edificare in quel posto un monastero in caso di salvezza. Fatto il voto i cinghiali si allontanarono subito, e allora i giovani tornarono nei boschi di Meda ed edificarono sul colle del miracolo il Monastero, "cui diedero la regola di S. Benedetto e il nome di S. Vittore". Il Monastero, potente nel Medioevo per i diritti feudali di cui era titolare e i molti possedimenti, visse più o meno fiorente fino a quando nel 1798 non fu soppresso insieme ad altri dalla Repubblica Cisalpina a causa della politica finanziaria di guerra di Napoleone.
La Chiesa di S. Vittore, tuttora luogo consacrato, all'interno è un vero scrigno d'arte, una delle migliori espressioni del tardo Rinascimento lombardo, impreziosita oltremodo dalla bella facciata barocca aggiunta nel 1730. La struttura e molte delle decorazioni ricordano la Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore di Milano. La chiesa, interamente affrescata, è divisa in due parti, quella "interna", claustrale, e quella "esterna", destinata ai fedeli. La presenza dominante è quella della scuola di Bernardino Luini, scuola che deve aver operato sotto la diretta guida del maestro, che in talune figure deve averci messo direttamente anche la propria mano. Le pareti laterali sono ripartite in "cappelle" - alcune poi rinnovate rispetto al disegno originario - affrescate e arricchite da altari, lesene, cornicioni, fregi, vele e velette, il tutto riccamente decorato con molteplici motivi e soggetti. Anche la volta è riccamente affrescata con motivi rinascimentali, arabeschi e simboli della Passione di Gesù. Alla parete sinistra la prima cappella ospita il cosiddetto "Mortorio", prezioso gruppo ligneo con statue a grandezza naturale, raffigurante la Deposizione di Cristo. Non meno pregevole delle pareti laterali è quella dell'altare maggiore, sia per il significato artistico che religioso. L’urna sotto la mensa conserva infatti i resti dei Santi Aimo e Vermondo, mentre sopra il tabernacolo domina la grande pala d'altare di Giovan Battista Crespi, il Cerano, e ai lati della pala gli affreschi attribuiti a Giulio Campi. La chiesa claustrale interna è stata purtroppo trasformata nel periodo napoleonico in granaio e divisa in due parti da un tramezzo, ospitando successivamente una "limonera" e perfino un’infermeria militare. Gli affreschi alle pareti delle cappelle sono stati ricoperti fino a qualche anno fa dalla calce e sono meno preziosi di quelli della chiesa esterna. Notevoli sono invece quelli che si trovano nella c. d. "Sala del Coro" al piano superiore, affatto inferiori a quelli della chiesa esterna.
A fianco del complesso di villa Antona Traversi, sorge la Chiesa di Santa Maria, la "vecchia" Parrocchiale, che nella tradizione e nel cuore dei medesi di molte generazioni è più semplicemente "il Santuario del Santo Crocifisso". La Chiesa ha memoria antica, che affonda le sue radici in pieno Medioevo, ed ha esercitato fino al 1956 la funzione di chiesa parrocchiale. Per molti secoli è vissuta all'ombra del millenario e potente Monastero e solo con l'avvento del XIX° secolo ha potuto svolgere pienamente la sua funzione. Fino alla soppressione del vicino Monastero di San Vittore (1798) la Chiesa ha avuto con esso una pressoché ininterrotta storia di conflitti, sempre risolti a favore delle monache. Recenti sono in effetti l'attuale struttura, l'alto campanile e l'odierna facciata, e solamente nel 1924 la Chiesa fu impreziosita all'interno con belle pitture e decorazioni. Per molti secoli essa ebbe l'aspetto più che modesto di tanti edifici religiosi rurali. Nel Seicento il Cardinale Federigo Borromeo dovette emanare un’ordinanza per dotare il borgo di Meda di una vera Parrocchiale, ma l'edificazione della nuova chiesa procedette tra molte inadempienze e contrasti. Seppure a fatica, la chiesa assunse tuttavia aspetto e dimensioni più consoni alla sua funzione, fino a quando si poté procedere, nel corso dell'Ottocento, ad un nuovo e definitivo ampliamento, fino al completamento dell'attuale struttura nel 1881, cui seguì, nel 1893, quello della facciata. L'interno si presenta diviso in tre navate, impreziosito pressoché su tutta la superficie di affreschi e decorazioni e ornato di statue. Gli affreschi di maggior pregio sono di Luigi Morgari (scene sacre della navata centrale e del presbiterio), che operò in collaborazione con Primo Busnelli, decoratore medese, e con altre maestranze locali. Al Crocifisso che vi è conservato è legato il venerato ricordo dei medesi per il prodigio del 2 agosto 1813, quando un fulmine attraversò in lungo la vecchia chiesa, lasciando incolumi i partecipanti alla messa festiva che al Crocifisso si erano prontamente affidati. Un cenno al campanile. Oggi svetta imponente, ma per secoli fu un "pilastrello" o poco più, sormontato da una campanella, giacché quello del campanile fu un punto su cui le diatribe con le Badesse del Monastero furono più frequenti.
Lo spazio di un vicolo separa la chiesa dalla Ca’ Rustica, edificio di origine cinquecentesca un tempo munito di torri, una delle quali doveva forse avere la funzione di torre civica. Dalla piazza sono ancora visibili chiare tracce di decorazioni di tipo araldico sulle facciate. Di fronte alla Chiesa di Santa Maria, nella parte bassa dello slargo, si innalza il severo prospetto del seicentesco palazzo, attualmente non visitabile, edificato dai nobili De’ Capitani di Scalve, patrizi milanesi, e poi passato più volte di mano. Attualmente di proprietà dei conti di Carpegna, presenta maggiore interesse sul lato dell’edificio che da sul giardino. All’interno notevoli sono alcune sale e la "galleria", con medaglioni affrescati dei membri più illustri della casata De Capitani. Chiude la veduta della piazza il Monumento ai caduti, che occupa una parte di un antico cimitero del borgo di Meda. Progettato dagli architetti Scala e Dominioni in collaborazione con Carlo Agrati, è dominato dalla statua bronzea della Vittoria alata, opera dello scultore medese Cesare Busnelli, e ospita nella cripta ossario i resti di alcuni caduti nelle guerre del Novecento.