In primo piano
- Medamuseo. La cultura della lavorazione del legno, del mobile e dell’arredamento
- Una associazione per la storia e la memoria del nostro paese di San Piero
- Parole da salvare
Una associazione per la storia e la memoria del nostro paese di San Piero
Nell’estate del 2009 ho preso l’impegno con alcuni amici di proporre a un numero più ampio di persone, altri amici e conoscenti, la costituzione di una associazione che si occupi finalmente in modo serio e appassionato della storia e della memoria del paese, aperta all'apporto di tutti, vicini e lontani. A questo scopo ho preparato una bozza di statuto, che altro non è che un'operazione di assemblaggio razionale, un copia e incolla per un'operazione utile e la meno complicata possibile. Naturalmente, per chi è interessato, si tratta di una bozza di statuto emendabile, opinabile, discutibile, ecc.. Insomma, un punto di partenza.
Naturalmente - io per primo - spero che dopo diversi tentativi andati a vuoto in questi anni ci possa essere la disponibilità e l'interesse di alcuni sampietrini, fra quelli che vivono in paese non meno che fra i sampietrini lontani, a far nascere una tale associazione, o almeno una qualche realtà organizzata che abbia lo stesso scopo. Chi non ha tempo o non se la sente di farne parte attiva ma ha cuore il paese di San Piero può anche solo sostenere questa iniziativa. Anche il più piccolo aiuto è importante. E anche la distanza fisica, come sappiamo, non è più un problema. La testa e la sede saranno in paese ma potranno essere significativi anche gli apporti da lontano.
Ormai non c'è quasi luogo abitato che non abbia il suo archivio della memoria e le sue ricerche sul passato. Grande città o piccolo borgo che sia, comune o frazione o Rio Bo. Per San Piero mi sembra oramai un dovere, come fosse il tenere vivo l’album di famiglia: a non averlo si perde anche il proprio significato. Occorre anche fare presto, perché la memoria non è cosa che dura molto a lungo! Se ogni anziano che muore è una biblioteca che chiude, ogni archivio, bottega, attività che scompare è un museo che non apre.
Per arrivare alla costituzione dell’associazione probabilmente ci vorrà tempo, ma se siete visitatori di questo sito interessati alla cosa potete intanto comunicarmi il vostro interesse a farne parte, così che si possano tenere vivi i contatti e si possano fare passi avanti. Se non vi fa problemi, e anche se non siete interessati, fate per cortesia girare questo invito fra le persone che potete immaginare interessate. Non sarebbe male in verità che potessero mostrarsi incuriosite anche le istituzioni di San Piero, perché non sarebbe buona cosa se mancasse del tutto il loro aiuto, al di là degli schieramenti del momento. La storia del nostro paese appartiene a tutti!
Medamuseo. La cultura della lavorazione del legno, del mobile e dell’arredamento
Il progetto è stato una fatica è spero che ne sia valsa la pena. Ho cercato di dare corpo a ciò che negli ultimi anni è stata per me poco più che una idea, anche se vivamente presente, e non solo nella mia veste strettamente privata di cittadino quanto come rappresentante, in qualche modo pubblico, del sodalizio che per missione suole prendersi cura della promozione della città di Meda, la Pro Loco, che negli anni scorsi ha fatto - purtroppo senza risultati - diversi tentativi per rendere questa idea qualcosa di più concreto. L’idea era ed è quella di dare finalmente - se ne parla da molti anni - alla città di Meda la sua istituzione culturale più importante, quella che più di ogni altra può mostrare alle future generazioni di medesi, e allo stesso tempo anche al Mondo, ciò che la città è stata ed è capace di fare nell’ambito della lavorazione del legno, del mobile e dell’arredamento: un museo all’altezza del prestigio della sua tradizione mobiliera.
La conclusione del mio Master in Museologia, museografia e gestione dei Beni Culturali dell’anno accademico 2008-2009 dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano è stata l’occasione per passare dall’idea a un serio progetto museologico, redatto sotto il titolo di “Medamuseo. La cultura della lavorazione del legno, del mobile e dell’arredamento.” L’incontro fra l’Università Cattolica e la disponibilità e l’interesse dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Meda ha consentito di sviluppare l’idea del museo in studio progettuale. Non spetta tuttavia a me decidere se farlo seguire da una progettazione esecutiva che trasformi in decisioni, tempi e risorse le indicazioni, i consigli e le raccomandazioni di cui è fitto il lavoro, anche se, naturalmente, la mia speranza è che il tempo impiegato possa essere utile a concreti futuri sviluppi e che lo studio non rimanga sepolto per sempre in qualche cassetto.
L’approccio alla creazione nella città di Meda di un museo che possa mostrare, raccontare, comunicare la cultura del mobile - quanto a tradizione più che secolare, capacità, notorietà e ricchezza di una filiera pressoché completa, Meda non è seconda a nessuno dei centri più importanti del “distretto del mobile”, anzi - è stato di tipo museologico, non potendo del resto addentrarmi prima del tempo in aspetti museografici o, per taluni ambiti, più tecnici di quanto già non lo siano diversi capitoli del lavoro.
Lo scopo che mi sono prefisso è stato essenzialmente quello di offrire un utile strumento di approfondimento a chi vuole - deve? può? - ragionare sulla decisione di avviare il percorso istitutivo del museo, da solo o magari sedendo intorno a un tavolo insieme ai principali soggetti protagonisti del mobile medese. Offrire insomma un quadro d’insieme delle più importanti questioni che si troverà ad affrontare chi deciderà di intraprendere quella che potrebbe anche essere una vera e propria impresa.
Nel lavoro vengono dispensati anche suggerimenti ed esortazioni, secondo quelle che appaiono le conclusioni ormai acquisite dagli ampi dibattiti fra museologi che stanno, ormai da tempo, dando nuova vita ai musei italiani, ma vengono soprattutto offerti punti di riferimento dai quali non si potrà prescindere. Per gli addetti ai lavori molti passaggi potranno sembrare quasi delle ovvietà, e molti potrebbero essere anche i temi mancanti, ma lo studio è destinato a parlare a chi è digiuno delle cose della museologia e dovrà invece operare le sue scelte avendo un’idea più chiara delle opportunità e delle conseguenze.
Lo studio è stato alla fine semplificato di allegati e appendici per non farne un lavoro dalle dimensioni inutilmente corpose, utilizzando in loro vece i rimandi all’ormai ampia letteratura sugli aspetti museologici specifici e a norme e documenti, immediatamente reperibili anche on line. A coloro che vorranno usare questo progetto quale strumento operativo, credo che basti un’attenta lettura - completa però, fino in fondo - per farsi un’idea della complessità, ma anche del fascino, dell’impresa che li attende.
Parole da salvare
Nella sezione “San Piero discussioni” ho avuto già occasione di segnalare (v. Festa dell’emigrante con proposte) la necessità di intervenire con urgenza per aiutare il nostro dialetto a non morire. Anch’esso, come altri dialetti, non è destinato a durare nelle forme che abbiamo conosciuto. Continua a scomparire nella pratica quotidiana la memoria di usi, detti, proverbi, filastrocche, ecc.., e se non si prendono iniziative concrete destinate a conservare il nostro dialetto e a codificarne la scrittura, succederà che a ogni funerale, oltre ad accadere ciò che qualcuno ha bene esemplificato in “una biblioteca che chiude”, scomparirà anche una parte del nostro parlare. A quell’intervento rimando i visitatori che vogliono leggere delle mie preoccupazioni.
Tutti siamo comunque consapevoli che il nostro paese è un’isola linguistica di parlata “gallo-italica”, circondato da comuni dove si parla invece, con le flessioni del caso e del luogo, il siciliano. Lo sappiamo da sempre, non fosse altro perché quando veniamo ascoltati da quelli dei paesi vicini costoro ci chiedono subito se siamo di “Samperi", ma l’appello - fatto anche in pubblico, appunto alla Festa dell’emigrante del 2008, davanti ai sampietrini e alle loro autorità - non ha sortito l’effetto che speravo. Tuttavia dopo un anno passato invano quest’estate, con un gruppetto di amici di quelli “di buona volontà”, è stato deciso di fare in quest’ambito qualcosa di utile (e credo importante), cercando di utilizzare al meglio le potenzialità offerte dalla Rete e dal fatto che numerosi sampietrini si sono trovati in quest’ultimo anno intorno al gruppo “I love San Piero Patti” di Facebook. Pur non avendo nessuno di noi molto tempo, e per certi versi neanche le concrete possibilità di sviluppare iniziative complesse, dopo qualche chiacchierata sampietrina e via mail è stata presa la decisione di “salvare” la memoria (e i significati) delle parole del nostro dialetto che sono, per diversi motivi, a rischio estinzione. L’iniziativa vuole avere la funzione di conservazione di qualcosa di prezioso per i sampietrini di oggi e di domani, oltre a favorire eventuali e auspicabili altre iniziative in questo ambito.
Ora questa operazione di “salvataggio” è partita e sta prendendo corpo. Grazie anche alla disponibilità dei ragazzi del Gruppo Nuovi Orizzonti di San Piero, che hanno attivato sul loro sito un apposito Forum destinato a rendere il più possibile “pubblica” la discussione sulle parole da salvare e che si sono resi soprattutto disponibili a governare la raccolta, l’iniziativa sta assumendo un aspetto concreto. La raccolta è concentrata sulle singole parole ma possono essere segnalati anche detti, proverbi, ecc. da cui poi possono essere tratte parole a rischio. Il gruppetto di amici è aperto alla collaborazione di chiunque voglia darci una mano e opera con metodo una selezione delle parole suggerite, almeno per evitare di inserire in una sorta di cofanetto delle parole preziose anche quelle del dialetto sampietrino ancora vivo e corrente. Ognuno può intervenire sul Forum, aperto al contributo di tutti i sampietrini, perché naturalmente di ogni parola ognuno può conoscere un uso particolare, un significato diverso, un qualcosa che serve alla comprensione o al ricordo, o anche a segnalare che la parola suggerita non appartiene alla memoria sampietrina. Il mio invito è quindi quello di intervenire attivamente alla discussione sul Forum , o contribuendo alle segnalazioni che si raccolgono su Facebook, all’apposito link o venendo indirizzati al Forum, come accade qui, da questo sito o dal sito www.sampietrininelmondo.it di Nino Gatto.
Se l’Amministrazione comunale di San Piero Patti, magari attraverso la Biblioteca, o la Pro Loco, o qualche associazione, volessero aiutare poi con altre iniziative concrete il dialetto sampietrino a non morire, ne sarei molto contento. Ancora di più se si avesse cura della nostra storia e della nostra memoria, fotografica, materiale o immateriale che sia. Farlo non è poi così difficile (se c’è un po’ di buona volontà) e su questo tema ci risentiamo con i visitatori del sito quanto prima.